La crescita verde è possibile?
No, non è possibile. Ed uno dei motivi per cui non riusciamo a fermare il cambio climatico.
Il cambiamento climatico è causato dalla CO2 che emettiamo bruciamo combustibili fossili per produrre elettricità, riscaldare le case, alimentare le fabbriche e far muovere auto, aerei, navi e mezzi pesanti.
La nostra economia funziona consumando energia, e gran parte di questa energia proviene ancora dai combustibili fossili. Quando produciamo qualcosa in fabbrica, lo trasportiamo, lo vendiamo e lo consumiamo, utilizziamo energia. Lo stesso vale per l'agricoltura e per il settore dei servizi, anche se in misura diversa da un'attività all'altra.
Misuriamo la nostra attività economica con un indicatore molto conosiuto: il PIL (Prodotto interno lordo). In parole semplici, misura il valore di tutto ciò che produciamo in beni e servizi in un Paese nell'arco di un anno. È uno degli indicatori più utilizzati per misurare la crescita economica. Crescita economica significa crescita del PIL.
Il PIL è legato al consumo di energia. per produrre e far circolare beni e servizi, abbiamo bisogno di energia e risorse. Non si scappa. È la fisica. È il metabolismo della nostra economia. Più energia consumata significa più emissioni.
Se andassimo a vedere i dati del PIL di un Paese ed i dati di consumo energetico vedremmo che l'andamento dell'uno segue l'altro. Ma purtroppo anche la CO2 segue lo stesso andamento.
Il sistema economico capitalista per funzionare ha bisogno di crescita economica, cioè di crescita del PIL ogni anno. Per questo, la crescita del PIL è diventata uno degli obiettivi centrali delle politiche economiche di governi, imprese e istituzioni finanziarie.
Ma abbiamo un problema! Crescita dell'attività economica, crescita del PIL, vuol dire aumento di consumo di energia e aumento di emissioni.
La risposta dominante nelle politiche climatiche è la crescita verde: continuare a far crescere il PIL riducendo, allo stesso tempo, le emissioni.
Ma è possibile? Sembra proprio di no. Ed è una delle principali ragioni per cui la lotta al cambio climatico non sta funzionando.
Si chiama “decopling” l’idea di disaccoppiare la crescita del PIL dalle emissioni di CO2.
Analizzando quello che è successo negli ultimi anni con l'attuazione delle politiche climatiche vediamo che alcuni Paesi sostenengono la crescita del PIL mentre le emissioni aumentano, anche se ad un ritmo minore. Questa tendenza si chiama disaccoppiamento relativo. Non è un gran risultato, ed è quello che sta accadendo nella maggior parte dei casi.
Altri Paese un po' più virtuosi riescono a mantenere stabili le emissioni mentre il PIL cresce. In pochi casi (Europa) si è vista una certa riduzione delle emissioni (disaccoppiamento assoluto), ma a un ritmo non sufficiente. A volte questa situazione è ingannevole perchè molti Paesi hanno spostato l'industria inquinante fuori dai loro confini ed hanno "terziarizzato" la loro economia, cioè si sono dedicati più al settore dei servizi e meno all'industria. in questi casi vanno considerate anche le emissioni generate dai prodotti importati per fare un stima più ragionevole.
Sebbene alcuni Paesi siano riusciti ad avere un certo disaccoppiamento le evidenze ci dicono che questa separazione non è sufficientemente forte. A livello mondiale il PIL è aumentato e con esso anche le emissioni, cioè non si avuto il "decopling" desiderato.
Ma per fermare il cambio climatico abbiamo bisogno di tagli drastici: ridurre le emissioni globali di gas serra di circa il 55% entro il 2035, rispetto ai livelli del 2019, per seguire un percorso compatibile con l'obiettivo di 1,5 °C. È questo il ritmo richiesto. Non basta un "decopliing" relativo, e nemmeno un "decopling" assoluto debole. Avremmo bisogno di un disaccoppiamento forte, assoluto, globale e permanente.
Perchè non si realizza? Perché l'economia ha una base materiale: produrre e consumare beni e servizi richiede energia e risorse. Il consumo di energia implica emissioni di CO2.
Non riescono a coprire il crescente consumo energetico. Soddisfano solo una parte della domanda, così che l’economia in crescita richiede l’uso massiccio di combustibili fossili. Le rinnovabili sono cresciute negli ultimi anni, ma a un ritmo inferiore di quanto necessario. Le energie rinnovabili hanno dei limiti, hanno bisogno di una infrastruttura, di spazio, materiali e risorse (e della volontà politica!).
Ma se anche riuscimmo oggi a coprire il 100% del consumo con rinnovabili, una economia in crescita continua, con i tassi di crescita del 2-3% che desiderano gli economisti, raddoppierebbe il PIL ogni 23-30 anni. E tutto fa pensare che raddoppierebbe anche il consumo energetico. Dovremmo raddoppiare le energie rinnovabili ogni 30 anni! Sarebbe assurdo.
L'economia non può crescere in maniera indefinita, perchè ha bisogno di energia per sostenere questa crescita. Finora il petrolio, gas e carbone, essendo fonti abbondanti, hanno permesso questa crescita velocissima. Ma stiamo pagando un prezzo altissimo: il cambiamento climatico provocato dalle emissioni di CO2, e tutte altre forme di impatto ambientale. Inoltre i combustibili fossili non sono infiniti e tutto fa pensare che iniziano a non essere così abbondanti.
Il solo cambiamento tecnologico non basta a realizzare il disaccoppiamento necessario, su cui si basa l’idea della crescita verde. Non possiamo sostituire semplicemente i combustibili fossi con le rinnovabile e lasciare intatto un sistema economico che tende a crescere all'infinito.
Per ridurre le emissioni e gli impatti ambientali dobbiamo invertire la rotta: smettere di inseguire la crescita a tutti i costi e prendere in considerazione la decrescita del PIL. Meno PIL, meno energia, meno emissioni.
Questo si, è fisicamente possibile.
Dovremmo ridurre il volume complessivo delle attività economiche e superare un modello fondato sulla crescita continua.
La decrescita del PIL dovrebbe accompagnare la transizione verso un'economia compatibile con i limiti del pianeta, le risorse disponibili e la capacità delle fonti rinnovabili di soddisfare i nostri bisogni energetici.
Un'economia più piccola e sobria, capace di mantenersi entro questi limiti e garantire benessere a tutte e tutti, riducendo sprechi, consumi superflui e attività dannose per le persone e per l'ambiente.